Pitigliano

Pitigliano

Panorama tra i più belli d’Italia, la cittadina di Pitigliano (313 metri s.l.m.) emerge su un ampio pianoro tufaceo, delimitato dal corso dei torrenti Lente e Meleta, con straordinario vigore e signorilità. Circondata da un territorio comunale di 103 kmq nel quale trova spazio la sola frazione di Casone, è più vicina a Viterbo (60 km) che al capoluogo Grosseto (85 Km) e dista 120 km da Roma. La roccia vulcanica è la caratteristica prevalente di Pitigliano - e dell’intera “area” detta, non a caso, “del tufo” - come lo è stata nel corso della sua storia: nel tufo hanno scavato le loro abitazioni le popolazioni preistoriche, nel tufo hanno voluto far riposare i loro morti, al tufo è legata la presenza del popolo Etrusco. La fondazione della città e lo stesso nome sembra, peraltro, avere a che fare con il periodo romano. Viene infatti attribuita alla “Gens Petilia”. L’origine leggendaria del nome narra che due esuli, Petilio e Ciliano, dopo aver fatto bottino della corona d’oro di Giove in Campidoglio, hanno trovato rifugio sullo sperone di tufo, ove poi è sorta la città. I suoi abitanti sono chiamati “pitiglianési”.

FRAMMENTI DI STORIA

I reperti archeologici rinvenuti nell’area comunale testimoniano che la zona è abitata già in epoca preistorica. I ritrovamenti di Porcarecce danno l’idea di una sua assimilazione alla cultura di Rinaldone. All’età del Bronzo risalgono quelli affioranti sotto Pitigliano (Molino Rossi) e presso Poggio Buco. Ulteriori reperti – come i tratti di un villaggio alle sorgenti della Nova - segnalano l’evoluzione in società primitive più complesse; altri – quali una macina in pietra e alcune ceramiche per la raccolta di liquidi - suggeriscono la presenza di coltivazioni e la produzione di olio e vino e addirittura la possibile presenza di una rudimentale industria metallurgica (forme per la fusione del bronzo, armi, fibbie). Nel corso dell’epoca Etrusca la zona subisce un consistente incremento abitativo, attestato dalle molte necropoli rintracciabili sulle rive del torrente Meleta e del fiume Fiora (VII secolo a.C.). Nei primi secoli dell’èra cristiana la zona vede un periodo di decadenza, anche a seguito del generale disfacimento dell’Impero Romano. Il paese nei secoli successivi è soggetto al dominio di Sovana nel quadro della Signoria comitale che gli Aldobrandeschi saldamente impongono a un vasto territorio sin dal VII secolo. Il primo documento che cita la Pieve di Pitigliano è datato 1061 e si tratta di una Bolla papale inviata dal Papa Niccolò II al Preposto del Capitolo della Cattedrale di Sovana. La posizione del Castello di Pitigliano – dove Ildebrandino il Rosso trasferisce la propria residenza e la capitale della contea soanese – stuzzicca l’appetito dei golosi senesi in conflitto con gli Aldobrandeschi. Questi, nei primissimi anni del XIII secolo, chiedono aiuto ai Signori di Orvieto che decidono di erigere la città a Contea, presidiata da un principe residente con il titolo di Conte di Pitigliano. Il matrimonio, nel 1293, di Anastasia – ultima discendente del ramo soanese – con Romano Orsini decreta il passaggio di Pitigliano a questa potente famiglia, che favorisce lo sviluppo politico e sociale della città, anche se il loro dominio è sempre caratterizzato da instabilità, dovuta a contrasti familiari e alle ingerenze di Orvieto e Siena. Un’insurrezione popolare contro i conti fa cadere il territorio sotto la protezione dei Medici di Firenze. Interventi papali e imperiali lo riconducono in mano degli Orsini, ma in accomandigia con i Medici; infine questi ultimi lo hanno in feudo nel 1608. In questo periodo, e in particolare dal 1569, data dell’espulsione dallo Stato Pontificio, si consolida la presenza degli EBREI, favorita dalla posizione di confine e dall’autonomia della Contea. La dominazione medicea impoverisce ulteriormente la zona e per registrare i primi cenni di ripresa è necessario attendere l’avvento degli Asburgo-Lorena con la loro più generale politica di soppressione della servitù feudale e di liberismo economico. A loro va anche il merito di avere ufficialmente riconosciuto la comunità ebraica con il suggello della visita compiuta da Pietro Leopoldo nel 1773 alla Sinagoga di Pitigliano. Il risanamento ambientale e lungimiranti interventi pubblici favoriscono ulteriormente il rilancio economico e sociale della città di Pitigliano, che perdura anche con l’annessione, del 1860, al Regno d’Italia. La storia di Pitigliano e dei suoi dintorni si incrocia, in questo periodo, con la figura del “brigante-buono” della Maremma, Domenico Tiburzi, la cui abitazione è ancora oggi visitabile a pochi chilometri da Poggio Buco.

DA VEDERE

Provenendo da Grosseto, il PANORAMA del paese, uno dei più suggestivi del mondo, specie se contemplato di notte, esaltato dall’illuminazione.

PITIGLIANO SOTTOTERRA attraverso la visita di straordinarie cantine scavate nel tufo, molte delle quali risalgono ad epoche antichissime e spesso collegate tra loro da variegati cunicoli.

Gli oltre 60 VICOLI del centro storico, ancora trasudanti il tempo che fu e le CASE ANTICHE del periodo medievale.

La FORTEZZA ORSINI, medievale, ma restaurata nel corso del ‘500, in una parte della quale sono visitabili il MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO e il MUSEO PALAZZO ORSINI.

Il DUOMO dedicato agli apostoli Pietro e Paolo, con una facciata di gusto tardo-barocco e l’interno ricco di stucchi e dorature settecentesche.

L'antica CHIESA DI SANTA MARIA (dedicata anche a San Rocco) documentata nel XIII secolo, certamente la più rilevante da un punto di vista artistico.

Un pezzo delle MURA ETRUSCHE in blocchi di tufo, presso la Porta di Sovana.

Le VIE CAVE del Pantano, del Gradone, della Madonna delle Grazie, di Fratenuti, di San Giuseppe, di San Rocco, dell’Annunziata, di Concelli, di Sovana e di Poggio Cane.

Il SANTUARIO DELLA MADONNA DELLE GRAZIE sorto nel XV secolo come cappella.

POGGIO STROZZONI nel Parco degli Orsini, dove affiorano rocce di tufo a forma di scalini, sedili e figure antropomorfe. Ancora distinguibili sono i ruderi del CONVENTO DI SAN FRANCESCO risalente al XVI secolo.

Le testimonianze etrusche di LE SPARNE, POGGIO BUCO, PODERE INSUGLIETI e PODERE SELVAMICCIA.

La SINAGOGA (vicolo Manin): ubicata nel quartiere ebraico detto del Ghetto (via Zuccarelli), fondata nel 1598, completamente ristrutturata nel 1995. Contiene l’arredo sacro con l’Aron sulla parete di fondo e al centro la Tevà. Numerosi lampadari pendono dal soffitto ornato con scritte bibliche (es: “Se mi dimenticherò di te Gerusalemme, sia inaridita la mia mano destra”) o epigrafi di speciali eventi (visita al Tempio fatta dai Granduchi di Toscana Federico III, 1823 e Leopoldo II, 1829). Nella parte superiore, dietro una balaustra intarsiata in legno, si trova il matroneo riservato alle donne. Sotto il Tempio si trova il locale per il Bagno rituale e, scavati nella roccia, la Macelleria casher e il Forno delle azzime.

Il CIMITERO EBRAICO: suggestivo e struggente luogo (lungo la statale 74) dove molti ebrei emigrati scelgono di essere sepolti.

di Giovanni Gentili