WWF – L’indignazione per le uccisioni degli ibis

I rappresentanti delle associazioni venatorie sono indignati per quanto è accaduto agli ibis eremita, rari uccelli estinti da oltre 500 anni in Europa, che da circa dieci anni si sta tentando di riportare sulle nostre Alpi.

La stessa Federcaccia negli ultimi anni ha di fatto condiviso questo progetto con l’impegno di sensibilizzare i propri iscritti, ma la sua adesione e il suo impegno non sono serviti ad un granché.

Oltre il 70% degli ibis sono stati uccisi a fucilate, colpiti da persone vigliacche e senza scrupolo, e già solo questo dà la dimensione di cosa rappresenti la caccia nel nostro Paese.

Va anche bene fare la distinzione tra cacciatore e bracconiere, come tra un automobilista corretto e un pirata della strada, ma rimane il fatto che la seconda categoria, se così vogliamo chiamarla, è lungamente preponderante tra i seguaci di Diana.

Non avevamo certo bisogno di questi ultimi episodi per dimostrare quanto la caccia abbia un forte impatto sulla nostra biodiversità; basta visitare un qualsiasi centro di recupero per capire quanti animali protetti vengono feriti o uccisi ogni giorno.

Aquile, falchi, cicogne, aironi, ma anche pettirossi, pispole, cappellacce sono quotidianamente oggetto di persecuzione da parte di persone libere di girare in mezzo alla natura con un fucile in mano.

A poco servono i parchi e le riserve se fuori dai confini si continua a consentire la fruizione a gente armata e senza scrupoli.

A poco servono i parchi e le riserve quando si fa di tutto per limitare il controllo degli organi di vigilanza

A poco servono i parchi e le riserve quando si è deciso di smantellare il Corpo Forestale e la Polizia Provinciale, le uniche forze di polizia specializzate nel contrastare reati sulla caccia.

I rappresentanti delle associazioni venatorie sono indignati e questo fa loro onore, ma cosa dovrebbero dire tutte le persone che non praticano la caccia, che amano la natura e che ogni giorno vedono sottratte alla nostra fauna migliaia di animali?

Non ci sembra che le associazioni venatorie combattano le richieste di aprire la caccia anche in periodi non consentiti, come per la “preapertura” al 1° settembre, o che si adoperino per chiuderla in anticipo al 10 gennaio, come suggerito dal mondo scientifico e dalla UE; non ci sembra che combattano assieme alle associazioni ambientaliste per vietare la caccia a specie sensibili come l’allodola, che in questi giorni sta subendo la solita mattanza; non ci risulta che collaborino fattivamente per consentire la repressione di episodi come quelli accaduti ai poveri ibis eremita.

Non ci risulta nemmeno che vengano allontanate le persone responsabili di molteplici atti di bracconaggio tra i loro iscritti.

Non ci risulta niente che vada nel senso di una maggiore attenzione nei confronti della biodiversità e per lo meno nel rispetto delle leggi.

Speriamo che questi ultimi episodi possano servire a rompere il muro di omertà e consentire di individuare e denunciare i responsabili, perché anche noi siamo parecchio indignati.

Il delegato Angelo Properzi

Grosseto, 25 ottobre 2016

Scarica L’Articolo c-s-uccisione-ibis-25-10-2016