Scansano

Scansano

Fresca e bella cittadina, SCANSANO (500 metri s.l.m.) è contornata da un vasto e verde territorio (274 kmq) e coronata da otto frazioni: Baccinello, Montorgiali, Murci, Pancole, Poggioferro, Polveraia, Pomonte, Preselle. Distante 28 km da Grosseto, 180 da Roma, 28 da Manciano fa parte dell’ampio e suggestivo sistema dell’area dell’Albegna ed ha nella coltivazione della vite e nel prezioso “Morellino” il suo fiore all’occhiello. I suoi abitanti sono chiamati "scansanési". Che il nome sia di origine ETRUSCA (dalla parola “scansna” – come sembrano segnalare piccoli insediamenti rinvenuti nella Valle dell’Albegna) o ROMANA (dal latino “scantus – a – un”, aggettivo con il quale sarebbero indicati i membri di una gens Scantia avvalorata da una serie di scavi archeologici effettuati a otto chilometri da Scansano dove sono emersi i resti di una villa databile tra il I secolo a.C. e il I d.C.) o RURALE (dall’aggettivo “scanzio” attestato in Cicerone e Plinio, accanto a sostantivi come “Silva”, con il significato di terra di vigneti) poco importa.

FRAMMENTI DI STORIA

Nel medioevo il castello è per la prima volta nominato nel 1188. Nel Duecento diviene possedimento degli Aldobrandeschi e nel 1274, a causa degli insanabili contrasti di quella famiglia, va al ramo santafiorino che ne mantiene il controllo, resistendo alle fortissime pressioni senesi, fino al 1439, quando l’ultima erede del conte Guido Aldobrandeschi di Santa Fiora prende in marito Bosio Sforza. Il centro storico assume l’aspetto attuale nel XVI secolo, contestualmente ad un sorprendente sviluppo democratico ed urbanistico. Nel 1615 il castello viene venduto per 215.000 scudi a Cosimo II ed entra quindi nel novero del Granducato di Toscana e dopo una fase piuttosto statica sotto i Medici, prende il volo grazie agli interventi dei Lorena. Nella seconda metà del XVIII secolo conoscono un forte incremento il mercato del legname, della lana e dei cereali e prende avvio lo stabilimento minerario delle Zolfiere. Nel corso dell’800 il granduca Leopoldo istituisce l’ ESTATAURA (abolita solo nel 1897): quando l’estate in Maremma diventa più afosa e abitare nella pianura vuol dire respirare aria pesante e sottoporsi al rischio di febbre, l’intera città di Grosseto si trasferisce con tutti suoi uffici pubblici a Scansano, dove si respira bene anche d’agosto e l’aria è sana. Nel corso del XIX secolo viene potenziato e modernizzato lo sfruttamento delle miniere di zolfo, progettato il nuovo teatro, costruiti l’ospedale (1862) e la scuola (1892). Periodo nel quale Scansano conosce anche il fenomeno del brigantaggio con lo Stoppa e la banda dei fratelli Menichetti. Non si può infine dimenticare la scoperta effettuata, nel 1958, nella frazione di Baccinello, dallo svizzero Hurtzeler, del celebre ominide a stazione eretta alto circa 130 cm e attualmente conservato al Museo Paleontologico di Firenze.

DA VEDERE

La SALA TEATRO CASTAGNOLI progettata nel 1852.

Il PALAZZO VACCARECCI con il vitello, stemma di famiglia, posto sulla facciata, che è il più interessante di una serie di edifici quattro cinquecenteschi.

La CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA, edificio di fondazione romanica, edificato con il grado di Collegiata con capitolo di canonici nel 1628. Ricostruita dalle fondamenta fu consacrata nel 1754. Evidenzia un sobrio stile barocco.

A metà della contrada Borgo, la settecentesca CHIESINA DELLA MADONNA DELLA NEVE, recentemente restaurata a cura della contrada.

La PIAZZETTA DELL’ESTATATURA con il palazzo che fu sede dei pubblici uffici grossetani appunto durante l’estatatura.

La CHIESA DELLA BOTTE, o Chiesa delle Grazie che custodisce un’immagine della Vergine col Bambino assai venerata.

Poco distante da Scansano, il CONVENTO DEL PETRETO con la CHIESA DI SAN PIETRO.

L’area archeologica di GHIACCIOFORTE, centro fortificato costruito nel VI secolo a.C. a protezione del confine settentrionale del territorio di Vulci.

Sul versante Nord, il CASTELLO DI MONTEPO’, grandiosa villa fortificata cinta da un muro molto alto. Nella sua configurazione attuale è databile XV secolo, sebbene la fondazione sia presumibilmente precedente.

MONTORGIALI con il piccolo castello del quale si hanno notizie a partire dal Duecento, il possente CASSERO e la romanica CHIESA DI SAN BIAGIO.

POGGIOFERRO, posto su un poggio (da qui la ragione della prima parte del toponimo), reso di color ferrigno dalla foltezza dei boschi e dalle tracce di ferro lì trovate (la ragione della seconda parte del nome), con la CHIESA DI SANTA CROCE. Ricordata nel 1710, più volte restaurata, solennemente consacrata nel 1983, custodisce un autentico tesoro: la tavola quattrocentesca attribuita al senese Giovanni di Paolo, raffigurante la Vergine col Bambino tra gli angeli.

MURCI immerso nel verde.

di Giovanni Gentili